Paola loves travelling | Cinque cose (più una) che vorrei insegnare a mia figlia
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Cinque cose (più una) che vorrei insegnare a mia figlia

Cinque cose (più una) che vorrei insegnare a mia figlia

Ancora oggi mi capita spesso di ripensare a quando, sin da piccola, andavo in pizzeria con i miei genitori e mio padre mi ricordava sempre di dire al cameriere ciò che volevo terminando la frase con “per favore” e “grazie”. Oppure penso a mia madre, donna abituata al sacrificio e all’abnegazione, che era solita ripetermi frasi come “bisogna sapersi accontentare e non avere grandi aspettative dalla vita”.
Questi insegnamenti, come molti altri, sono permeati nella mia persona, si sono radicati, sedimentati e ancora oggi mi ricordano chi sono e da dove provengo.
Ma se alcuni di essi continuano a essermi d’ispirazione, altri, crescendo, hanno cominciato a starmi un po’ stretti: ho sentito il bisogno di metterli in discussione e, in alcuni casi, di emanciparmi da essi. Ammetto che non è stato facile, perché la famiglia costituisce il luogo di socializzazione primaria e l’educazione che si riceve dai propri genitori rappresenta una sorta di stampino che definisce i contorni della nostra persona. E a una come me, con un forte senso del dovere e al tempo stesso un’inclinazione piuttosto spiccata al senso di colpa,”disconoscere” o comunque allontanarmi da certi principi insegnatimi dai miei genitori sembrava quasi un atto di slealtà, un voltare le spalle alle proprie origini.
Mi ci sono voluti tempo e grande impegno per capire che non stavo mettendo in pratica alcun tradimento, ma che stavo semplicemente riempiendo di contenuto quei contorni entro i quali mi ero fino a quel momento mossa; e il contenuto, alla nostra vita, possiamo darlo solo noi stessi, anche a costo di correre dei rischi e di commettere degli errori.

 

Nelle ultime settimane, dentro il mio grembo, è in corso una specie di danza. La piccola si muove tantissimo e questa è una sensazione pazzesca, perché è come se mi ricordasse continuamente che lei è lì, anche quando la mia mente divaga e sono concentrata su altro. Lei mi sente, mi ascolta, alcuni dicono che sia addirittura in grado di leggere i miei pensieri (cosa che, a volte, mi spaventa alquanto!) e questo mi ha portato a riflettere sul concetto di educazione, di insegnamento.
Adesso, quando ascolto una canzone, mi chiedo se a lei piacerà e se influenzerà i suoi gusti musicali futuri; quando parlo con qualcuno, mi rendo conto di fare attenzione a ciò che dico, perché se è vero che lei mi sente e mi riconosce, allora significa che, qualche modo assolutamente embrionale, sta già assimilando il mio modo di pensare e di comportarmi. Insomma, le sto già insegnando qualcosa, anche se non ci siamo ancora guardate negli occhi e non conosciamo ancora le espressioni dei nostri volti.
Coe ho già scritto in altri post, io non so ancora che madre sarò. Non so se sarò in grado di giocare per ore con la mia bambina senza annoiarmi, non so ancora se la mia vita assumerà davvero un senso nuovo con la sua nascita, non so se sarò come tante madri che conosco e che in qualche modo invidio, perché loro, sì, che sembrano essere nate per fare le mamme.
Ma c’è una cosa che vorrei essere in grado di fare: trasmettere a mia figlia qualcosa di me, qualche principio che mi appartiene e che ha contribuito a rendere la mia vita emotivamente ricca, felice seppur tra alti e bassi, piena di amore e di gratitudine. Tracciare quei contorni entro i quali muoverà i primi passi, anche se poi sarà lei, con le proprie esperienze e le proprie convinzioni, a riempirli di contenuto e di sostanza, proprio come ho fatto io rispetto a ciò che mi hanno trasmesso i miei genitori.
Ecco, quindi, cinque cose (più una) che vorrei insegnare a mia figlia, in ordine assolutamente casuale perché, per me, sono tutte parimenti importanti. Il condizionale è d’obbligo, perché sebbene abbia le migliori intenzioni, non è scritto da nessuna parte che riuscirò nel mio intento.
Ma proprio poco tempo fa, una persona le cui parole hanno per me un gran valore, mi ha detto che i figli non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di genitori che li amano.
Questo mi rincuora moltissimo.

Vorrei insegnarti, cara Greta, che il motore più importante nei rapporti umani è il rispetto verso l’altro. Non esiste condizione economica, colore della pelle, livello di istruzione, trascorso personale o status professionale che può giustificare una dose o una gradazione diversa di rispetto. Perché il rispetto si deve alla persona in quanto tale e, come essere umani, ne siamo tutti degni allo stesso modo.
Incontrerai tante persone nella tua vita. Compagni di classe con l’insegnante di sostegno, ragazzi di colore all’ingresso dei supermercati a chiederti qualche spicciolo, operatori ecologi che raccoglieranno la tua raccolta differenziata, coetanei che decideranno di smettere di studiare e di lavorare come meccanici e carrozzieri, artisti di strada, professori universitari saccenti e altezzosi, persone di successo che pretenderanno di essere trattate con riverenza e ossequio.
Ma tu non farti distrarre, non farti ingannare: tutte queste persone avranno diritto al tuo rispetto, senza differenziazioni.
Certo, poi esistono tanti altri fattori e tanti altri sentimenti che regolano i rapporti umani nei diversi contesti: l’ammirazione, l’obbedienza alle regole, l’osservanza delle gerarchie, l’affetto, l’antipatia e la rabbia, solo per citarne alcuni. Ma il rispetto, quello dovrà rimanere comunque al primo posto, in ogni caso e in ogni situazione.
E con questo intendo dire che anche tu, il rispetto, dovrai pretenderlo da chiunque. Non abbassare mai la guardia, non pensare mai di non esserne degna: tu vali come persona e questo non potrà mai togliertelo nessuno.

 

Vorrei insegnarti, cara Greta, l’importanza di avere una passione che ti accende lo spirito e dà un senso alle tue giornate, anche quando un senso sembrano non avercelo. Perché, credimi, ci saranno alcuni giorni in cui non sarà così scontato arrivare a sera senza difficoltà, ma anzi, quasi con affanno. Giorni in cui a prevalere sarà la delusione, la noia, la rassegnazione, la stanchezza che ti priva di energia e di speranza. Ma se tu avrai una passione che ti guida e che illumina la tua strada, non ti sentirai mai completamente alla deriva. Magari ti sentirai un po’ disorientata, questo sì, ma poi saprai a quale appiglio aggrapparti per darti nuova spinta.
Purtroppo per te, corri il rischio di ereditare la mia tendenza a cercare sempre un significato nelle cose che accadono, incluso il senso profondo della vita. Beh, se così fosse, ti assicuro che avere una passione potrà esserti di grande aiuto e di grande conforto, perché sarà la tua passione a dare un senso al tuo cammino.
Ti giuro che non mi importa a cosa vorrai dedicarti. Potrà piacerti leggere, scrivere, dipingere, correre, tirare di scherma, guardare le stelle e i pianeti, studiare le reazioni chimiche, coltivare la terra, cucinare o accudire gli animali. Qualsiasi cosa farai, a me andrà bene. Ti chiedo solo di impegnarti a trovare la tua passione e, una volta che l’avrai trovata, a trattarla con cura e dedizione, perché sarà lei a salvarti quando ti accadrà – e accadrà – di chiederti cosa ci stai a fare in questo mondo.
Non sempre il risultato conseguito equivarrà all’impegno che ci avrai messo, ma non importa. Come dice il Piccolo Principe (e te lo leggerò di sicuro), “è il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante”.

 

Vorrei insegnarti, cara Greta, che così come esistono le stagioni meteorologiche, esistono anche le stagioni della vita.
Ci saranno inverni freddi e grigi, in cui avrai solo voglia di chiuderti in casa e lasciare il mondo fuori, ma ci saranno anche estati calde e piene di sole in cui sentirai il cuore esploderti nel petto di felicità e di entusiasmo. Ci saranno autunni in cui perderai persone a te care, proprio come gli alberi perdono le foglie e il vento se le porta via, ma ci saranno anche primavere in cui vedrai sbocciare nuovi progetti, nuove speranze, nuovi sentimenti.
Ecco, quello che proverò a insegnarti è che, proprio come le stagioni vere e proprie, anche le stagioni della vita sono cicliche: arrivano, ma poi se vanno, con la promessa di tornare di nuovo, in futuro.
La felicità non dura per sempre, ma nemmeno il dolore è eterno. Tutto nella vita passa, sia i momenti che vorremo trattenere con noi, sia quelli che vorremmo non fossero mai esistiti.
Per questo vorrei insegnarti a vivere la vita con il giusto connubio di realismo e di aspettativa, di sano cinismo e di grandi speranze: perché dopo l’inverno, arriva sempre la primavera, ma è anche vero che dopo l’estate non sapremo se ad aspettarci sarà un autunno mite oppure tempestoso.
E un’altra cosa che vorrei insegnarti è che questo vale non solo per te, ma per chiunque.
Anche gli altri vivono le loro stagioni e spesso noi, dall’esterno, non possiamo sapere se nel loro cielo splende il sole o incombono nuvole minacciose. Per questo è importante non giudicare, bensì provare a mettersi nei panni altrui e provare a sentire cosa sente l’altro. Si chiama empatia e non è qualcosa che si acquisisce con la nascita: bisogna imparare a metterla in pratica con l’esercizio quotidiano e se ce la si fa, credimi, i benefici sono straordinari.
Quante volte, di fronte a comportamenti altrui, ho pensato “io non avrei agito così” oppure “a me non succederebbe mai una cosa del genere”; poi, ho capito che la vita si vive solo al presente, non al condizionale: tante cose ci sembrano impossibili, finché non ci accadono.

 

Vorrei insegnarti, cara Greta, che la tua vagina è una caratteristica che definisce la tua identità, ma non dovrai mai permettere che diventi un elemento di diseguaglianza o di svantaggio.
Tu sei nata donna e non dovrai mai vergognarti o pentirti di questo.
Tu hai il diritto di essere e di diventare chiunque tu voglia essere e diventare, senza alcun limite derivante dal tuo genere, senza alcuna imposizione derivante dalle consuetudini sociali e dal giudizio di chi si crede benpensante. Tu dovrai essere più forte dei luoghi comuni e degli ostacoli che la società ci mette tra i piedi, a intralciare il nostro cammino di donne.
Tu dovrai sentirti libera di rasarti i capelli a zero o di tingerli di biondo platino, senza il timore di essere additata come un maschiaccio oppure come un’oca senza cervello. Tu avrai il diritto di studiare, di affermarti, di dirigere, al pari di qualsiasi uomo che, questi diritti, sembra possederli in quantità maggiore.
Tu potrai fare nella vita tutto ciò che vorrai, senza che sia qualcun altro a costringerti: l’astronauta, il cardiochirurgo, la contadina o la casalinga. L’importante è che sia tu a sceglierlo, e non che ti sia impedito o, al contrario, imposto solo perché donna.
Tu avrai il diritto di tentare, di osare, di sbagliare, di cambiare idea e magari anche strada, di innamorarti, di perderti e poi ritrovarti. Niente dovrà esserti precluso solo perché appartenente al genere femminile.
Certo, non potrai fare tutto da sola, ma dovrà essere anche il contesto ad aiutarti.
Per questo sogno un mondo in cui le donne siano riconosciute per il loro valore e per il loro impegno e non per i loro organi sessuali; un mondo in cui ci sia finalmente un’eguaglianza di genere sostanziale, senza che ciò voglia dire, però, che donne e uomini sono la stessa cosa.
Perché donne e uomini devono avere gli stessi diritti e le stesse possibilità di partenza, ma non possono e non devono essere considerati uguali: siamo biologicamente, fisicamente, emotivamente e socialmente diverse dal genere maschile, ma è proprio questa diversità che ci deve essere riconosciuta e non deve trasformarsi in diseguaglianza.
Quanto c’è ancora da lavorare per un mondo così? Non lo so. Ma nel mio piccolo voglio dare il mio contributo e spero di insegnarti a fare lo stesso.

 

Vorrei insegnarti, cara Greta, che il mondo è grande e che ti aspetta a braccia aperte.
Nascerai in un luogo di provincia, un posto bellissimo dove mare e monti si incontrano e ti faranno sempre sentire a casa. Scommetto che il mare, soprattutto, sarà il tuo punto di riferimento: per me e per tuo papà, almeno, è così, ovunque andiamo è il mare che cerchiamo.
Avere radici è bellissimo, perché ti dà delle certezze e avere delle certezze, in questo mondo così liquido e continuamente cangiante, a volte è veramente un privilegio.
Ma essere nata qui non significa che dovrai rimanere qui per sempre, né che dovrai necessariamente considerare questo posto come il più bello e desiderabile del mondo.
Sai quanti luoghi meravigliosi esistono e noi nemmeno siamo in grado di immaginarli? Quanti mari, quante spiagge, quante aurore, quante foreste, quanti deserti e quante città aspettano solo di essere visti, conosciuti e ricordati per sempre?
Sai quante cose il mondo ti potrà insegnare della vita? Sai quante persone esistono su questo pianeta e quante storie potranno raccontarti, storie di cui, altrimenti, non verrai mai a conoscenza?
Poco fa ho scritto che qualsiasi passione sceglierai di avere, a me andrà bene. Lo ribadisco, ma aggiungo anche che c’è solo una passione che vorrei trasmetterti, quella per i viaggi.
La passione per il mondo, per la scoperta, per la curiosità di ciò che è sconosciuto e diverso dal metro quadrato in cui siamo nati e cresciuti. Viaggiare apre la mente, arricchisce lo spirito e fa bene al cuore, perché alimenta quell’empatia di cui tutti noi avremmo grande bisogno.
Ai tuoi genitori piace così tanto viaggiare che, per te, abbiamo scelto un secondo nome.
Un nome che ci ricorda un luogo che, a oggi, rimane il nostro preferito, che ci riporta alla mente il tramonto più infuocato e più bello che abbiamo mai visto, che ci fa rivivere uno dei momenti più felici della nostra vita insieme.
Ti chiamerai Greta Arizona e non vediamo l’ora di tornarci insieme.

 

E poi, cara Greta, vorrei insegnarti che la cosa più importante del mondo è l’amore.
E questo non può essere racchiuso al punto sei di un elenco numerato.
Perché l’amore ha mille declinazioni e abbraccia tutto ciò di cui ho scritto fino a qui: l’amore per gli altri, per la tua famiglia e le tue radici, per la persona che sceglierai di avere al tuo fianco, per gli amici che scalderanno anche le giornate d’inverno più fredde, per te stessa e il tuo corpo, per ciò che deciderai di fare nella tua vita, per i tuoi progetti e i tuoi sogni, per la tua libertà e i tuoi diritti, per il mondo che percorrerai e per la porzione di pianeta di cui sarai responsabile.
Qualsiasi cosa farai, falla con amore. Perché tu sei frutto dell’amore e sono sicura che sarai la migliore cosa che poteva capitarmi.

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