Paola loves travelling | Cosa ricorderò di questi primi tre mesi di gravidanza…
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Cosa ricorderò di questi primi tre mesi di gravidanza…

Cosa ricorderò di questi primi tre mesi di gravidanza…

I primi tre mesi di gravidanza sono strani: sai di essere incinta, ma non ci credi ancora del tutto.
Vedi la pancia che comincia ad arrotondarsi ma ti sembra quasi la conseguenza della cena a base di pizza e gelato della sera precedente. Nel tuo grembo non percepisci ancora nessun movimento, anche se cominci a prendere l’abitudine ad appoggiare la mano sulla pancia, proprio lì dove pensi che dovrebbe battere il cuoricino.
E poi, si sa, i primi tre mesi bisogna avere molta cautela, perché il rischio di interruzione spontanea è piuttosto elevato e tu, un po’ per scaramanzia, un po’ per timore, decidi di tenerti il segreto per te, quando invece avresti voglia di scrivertelo in fronte (sì, esatto: fino a poco tempo fa mi sentivo scritto in fronte “Ehi, ma quando lo fate un bambino tu e Gabri?”; adesso vorrei scrivermi “Siete soddisfatti? Finalmente sono incinta!”).
Eppure, del primo trimestre, io ricordo tutto: ammetto che non è stato un periodo facile, ma ha segnato l’inizio di questo viaggio e, quando si tratta di partire per un viaggio, io sono sempre pronta.

Ecco alcuni dei ricordi dei primi tre mesi che porterò per sempre nel cuore e ai quali, forse, un giorno ripenserò con dolce nostalgia.

 

E’ il mio corpo che cambia, nella forma e nel colore… – Vedi i fianchi che cominciano a farsi più morbidi (e, insomma, io in questo partivo già abbastanza avvantaggiata), le braccia più piene, il viso più tondo… E poi quel lieve gonfiore nella parte bassa dell’addome, che monitori quotidianamente neanche fosse un palloncino che si riempie di elio giorno dopo giorno. Ti guardi allo specchio e pensi: “ma sta davvero succedendo a me?”. Perché insomma, sapere che c’è una creatura di qualche millimetro che cresce dentro di te non è una cosa tanto banale da assimilare e accettare. Almeno non per me.
Io non ho mai pensato, come invece molti sostengono, che la gravidanza sia la fase di massima bellezza nella vita di una donna. Io, in questo momento, non mi sento più bella, né particolarmente bella.
Ma, in effetti, non mi sento nemmeno particolarmente brutta.
Mi sento diversa, questo sì, e so che il cambiamento che è in atto è solo nella fase iniziale.
E so anche che questo cambiamento è funzionale a qualcosa di grandioso, di immenso, qualcosa che non ha paragoni, né uguali: la nascita di una nuova Vita. Il mio corpo, per nove mesi, sarà culla, sarà rifugio, sarà custode, sarà nutrimento di una nuova persona che verrà al mondo e lo farà grazie a me.
Che senso ha, allora, guardare all’evoluzione che il mio corpo sta subendo volendo per forza affibbiargli un giudizio di valore? Che senso ha preoccuparsi di essere più bella o più brutta? Almeno per me, non ha nessun valore: perché mai, come in questo caso, a contare è più la sostanza della forma.
Mi vengono spesso in mente le parole di una mia cara amica alla quale, durante le prime settimane, dissi che non mi sentivo produttiva, perché non aveva né la forza né la voglia di leggere, o di scrivere, o anche solo di pensare. Lei mi rispose: “Ma come non ti senti produttiva? Stai producendo ciò che di più importante non esiste: stai producendo tuo figlio”.
E in quel momento, è cambiato tutto. A volte, bastano poche parole, ma giuste, per mutare prospettiva.

 

Narcolessia – Ho dormito, ho dormito veramente tanto. Dicono sia normale, durante le prime settimane; ma io credo di aver notevolmente innalzato la media nazionale e, forse, pure europea.
Sono stata capace di addormentarmi ovunque e in qualsiasi momento: prima e dopo i pasti, in auto, su una panchina in passeggiata, sotto l’ombrellone al mare. Ho rischiato di addormentarmi pure sotto la doccia, ma siccome il miscelatore non funziona tanto bene, a un certo punto mi è arrivata addosso una scarica di acqua fredda che mi ha fortunatamente risvegliato i sensi.
Sonnolenza e stanchezza infinita, ecco quali sono stati i sintomi fisici che più mi ricorderò dei primi tre mesi. Anche la nausea non è mancata, ma il senso di spossatezza, accompagnato da una debolezza oggettiva nel compiere qualsiasi gesto, sono stati di gran lunga i segnali più chiari ed evidenti del mio inizio gravidanza.
Mi spostavo dalla camera alla cucina e mi dovevo sedere, senza più forze; provavo a caricare la lavastoviglie e cominciava a scendere il sudorino sulla fronte, quello che ti avvisa che stai tirando troppo la corda e che le tue riserve di energia sono in via di esaurimento.
Le conseguenze non si sono fatte attendere:  il divano ha, giorno dopo giorno, assunto le mie forme e la ripartizione dei lavori domestici ha subito una brusca impennata a discapito di Gabri.
Adesso va decisamente meglio, è proprio vero come dicono che, superati i tre mesi, la musica cambia e si torna a una vita pressoché normale. Ma shhh, non diciamolo a mio marito: ché essere servita e riverita, in fin dei conti, non è affatto male…

 

Datemi dei carboidrati, subito! – Ecco, anche la questione delle “voglie” pensavo fosse una diceria, una leggenda metropolitana alimentata da donne, come dire, un po’ viziatelle.
E invece no, è tutto vero!
Nell’ordine, io ho attraversato le seguenti fasi gastronomiche: succo di frutta all’arancia rossa, anche per pasteggiare; taralli pugliesi, preferibilmente aromatizzati al rosmarino; polenta fritta nonostante le temperature tropicali di questa estate, se accompagnata da stracchino anche meglio; petto di pollo al limone con contorno di purè di patate (finalmente qualcosa di salutare!); pizzette rigorosamente di pasta sfoglia e dotate di cappero.
Ma, soprattutto, la pasta. Lunga, corta, in bianco, al pomodoro, con le verdure, a pranzo, a cena, sempre.
E dire che io non sono mai stata un’amante della pasta e del salato in generale. Sono sempre stata molto golosa, invece, mentre adesso non sento l’impellente esigenza di mangiare cioccolata, biscotti e altre schifezze.
Quindi, anche nei miei gusti c’è stato un cambiamento e io l’ho accettato senza starci a ragionare troppo su.
Da quando sono stata male, quasi due anni fa, ho imparato ad ascoltarmi di più, a prestare più attenzione al mio corpo e ad assecondarlo nelle sue esigenze.
Sono convinta che il nostro corpo ci parli, ci lanci dei segnali, ci comunichi di cosa ha bisogno. Sta solamente a noi ascoltarlo e nutrirlo nella maniera corretta.
E adesso che nel mio corpo siamo in due, sento di dover aguzzare ancora di più l’udito e seguire il mio istinto. Anche a tavola.

 

Le reazioni degli altri – Come ho detto, nel corso dei primi tre mesi ci siamo andati piuttosto cauti nel diffondere la lieta notizia; ci siamo limitati ai familiari e agli amici più stretti (a essere onesta, le mie amiche più care sono state messe a conoscenza dell’esito del test di gravidanza ancor prima che del futuro papà, ma anche questo shhh, non diciamoglielo a Gabri…).
Che dire, la gioia è stata immensa per tutti, a conferma di come l’arrivo di un bambino sia davvero il momento più felice nella vita di una famiglia, a prescindere dalle difficoltà e dagli stravolgimenti che esso comporta.
Ricordo che quando mio fratello ci comunicò della futura nascita di mia nipote, nostra madre era morta da nemmeno un anno. Era Natale, e io pensavo che sarebbe stato il Natale più brutto della mia vita. E, invece, non appena seppi di Emma, anzi, di quella che sarebbe stata Emma, la giornata prese una piega differente, la nostalgia lasciò il passo all’emozione e intorno al tavolo non ci furono altro che brindisi e sorrisi. Perché come mi ripeto sempre, la vita è piena di dolore e sofferenza, ma noi siamo nati per essere felici e, anche questo, la vita non perde occasione di ricordarcelo.
Nel nostro caso, sentivo che la mia gravidanza era “attesa” da molti. Come ho spiegato meglio nel post precedente, agli occhi degli altri non c’era ragione per cui io e Gabri, dopo sedici anni insieme inclusi due anni di matrimonio, non avessimo ancora fatto un bambino.
La reazione che mi aspettavo, quindi, era qualcosa del tipo “finalmente!” oppure “ce l’avete fatta!”.
Al contrario, ho ricevuto più sensibilità di quanta mi aspettassi e di quanta non ne avessi ricevuta in passato – eccetto mio padre che, informato della notizia, si è lasciato andare a un sonoro “era l’ora!”; ma, nei suoi confronti, le mie difese immunitarie sono troppo ben allenate per rimanerci male, in aggiunta al fatto che ho la piena facoltà di figlia di mandarlo a quel paese.
Per il resto, le uniche reazioni degne di nota sono state quelle di conoscenti non ancora informati della notizia che, dopo aver visto la mia foto aggiornata sul profilo Whatsapp, mi hanno scritto per chiedermi se fossi incinta.
Cosa??? Voi, che osate chiedere a una donna se è incinta solo perché ha un accenno di pancetta (giuro, si vedeva solo quella, il vestito ero ampio e morbido), cosa diavolo vi passa per la testa? Nessuno vi ha mai insegnato le regole base per approcciarsi al mondo femminile? Regola numero uno: mai, e sottolineo mai, far intendere a una donna che la trovate un pochino sovrappeso.
In effetti, sarebbe stato divertente rispondere “no, non sono incinta: sono solo ingrassata”, ma non me la sono sentita.
Alla carenza di tatto, a volte, è meglio rispondere con intelligenza.

 

Delle dimensioni di un limone – Confesso che alla prima ecografia non ho sentito quell’emozione che tutte descrivono. Praticamente non si vedeva nulla, solo una macchiolina chiara e in continuo movimento che la ginecologa chiamava sacco vitellino.
Dopo qualche settimana è seguita un’altra ecografia e lì, sì, che un po’ d’emozione c’è stata. Si distinguevano abbastanza nitidamente le braccia e le gambe, la forma del naso, la fessura della bocca. E il cuore. Ecco, quando  la dottoressa ci ha fatto sentire il battito del cuore, un sussulto al mio, di cuore, effettivamente c’è stato. Mi è sembrato tutto più reale, più concreto, più ineluttabile.
“Il mio bambino esiste davvero”, ho pensato.
All’ecografia del duo test, il medico si è sbilanciato sul sesso, ma, per il momento, preferisco non pensarci troppo. Preferisco pensare che all’esserino ch mi porto dentro in termini di mirtillo, fagiolo, fico e baccello di piselli, come la App che ho scaricato mi aggiorna settimanalmente.

Adesso, alla quindicesima settimana, ha le dimensioni di un piccolo limone.
E visto che ci penso, mi viene pure fame, visto che, nello scrivere, sono arrivata all’ora di pranzo senza nemmeno rendermene conto…

1Comment
  • Eleonora
    Posted at 14:19h, 26 settembre Rispondi

    Sto ridendo e sorridendo tantissimo a leggere, ho rivissuto tramite te le mie fasi iniziali, di non molto tempo fa, ma sembrano secoli…il sonno pesante in ogni momento, il bisogno di pasta in tutti i modi e a tutte le ore, poi di focaccia e pizzette (e di limone, acqua frizzante, mai bevuta, mele, pollo arrosto o lesso e PURE’. Ci sarà un senso?). La prima ecografia, con quella macchia grigia, poi la seconda, finalmente con una forma umana. Le reazioni degli altri alla notizia, a volte esagerate (“era ora!” a me è arrivato da mia suocera), a volte non emozionanti come avevo sperato. Altre volte, indesiderate (Gente che non sentivo più da mesi, “oh dalla foto whatsapp sembra incinta, scriviamole!”). Il corpo che mi è cambiato subito. E poi, non so a te, ma subito la maledetta frase “eh ora i viaggi per un bel po’ te li scordi”. Ahahaha, poveri illusi! Sto già organizzando per febbraio 😉 Baci Paola!

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