Paola loves travelling | Lecce, la Firenze del Sud
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Lecce, la Firenze del Sud

Lecce, la Firenze del Sud

La nostra prima sera a Lecce, davanti alla chiesa di San Matteo, ci imbattiamo in un matrimonio, ma non un matrimonio tradizionale: niente sposi che escono mano nella mano dalla chiesa né invitati che lanciano il riso. L’atmosfera è molto più festaiola, rumorosa: una band di trombettisti suona in strada e gli sposi ballano euforici, mentre gli invitati applaudono e ballano a loro volta, confondendosi con i turisti che guardano curiosi e riprendono la scena. Un matrimonio popolare, di strada appunto, si percepisce che gli sposi hanno tanta voglia di divertirsi e di festeggiare con chiunque passi di lì, in quel momento.
“Benvenuti a Lecce”, ci diciamo.

Il primo impatto non viene smentito: Lecce è una città viva, che pulsa, che ha voglia di stare sveglia fino a tarda notte, che pullula di botteghe artigianali, di ristorantini e di locali dove godersi un bell’aperitivo all’aperto.

Ma, al contempo, è una città che sa preservare un’aurea quasi incantata, un po’ distaccata, come se le migliaia di turisti che la affollano non riuscissero a intaccare neanche minimamente la quiete innata nella quale sembra accoccolata.
E’ dinamica e calma al tempo stesso, silenziosa eppur vivace, senza che questi termini siano assolutamente in contraddizione tra di loro.

Lecce, infatti, è la città del barocco: e sono proprio i colori caldi dei suoi edifici, i ricami in pietra delle sue chiese e i pinnacoli che si stagliano verso il cielo a conferirle un fascino unico, senza tempo.

Nel visitarla, io e Gabri non abbiamo volutamente seguito un itinerario prestabilito.
Ci siamo lasciati guidare dall’istinto e dalla curiosità, imboccando a caso le stradine pedonali del centro storico e rimanendo a bocca aperta davanti alle meraviglie architettoniche che si svelavano ai nostri occhi: la Basilica di Santa Croce, il simbolo più osannato del barocco leccese; i resti dell’anfiteatro romano, nella Piazza Sant’Oronzo, cuore pulsante della città; e, soprattutto, Piazza del Duomo, una delle piazze chiuse più belle d’Italia, suggestiva soprattutto di sera, quando un sapiente giochi di luci incornicia ed esalta tutta la sua bellezza.

Io e Gabri, poi, abbiamo casualmente avuto una gran fortuna: quella di trovarci in città proprio nei giorni in cui si festeggia il patrono Sant’Oronzo, vale a dire dal 24 al 26 agosto.

La sera del 24, la processione sacra che da piazza Duomo sfila per le vie del centro storico per far poi ritorno in cattedrale è estremamente suggestiva; e l’aria di festa che si respira condensa in sé il meglio dello spirito salentino. Le bancarelle sono strabordanti di sapori e di creazioni artigianali, le luminare colorate accendono la notte, esibizioni di musica dal vivo si svolgono nei diversi angoli della città, la gente inonda le strade e i leccesi si confondono ai turisti: quale miglior modo per salutare la fine dell’estate?

Ah, volete sapere cosa ho comprato io alla fiera di Sant’Oronzo? TARALLI, naturalmente!

Leggi anche: http://www.paolalovestravelling.com/blog/2017/10/19/lecce-eno-gastronomica-dove-mangiare-e-bere-tanto-e-bene/

1Comment
  • laura
    Posted at 12:16h, 06 Aprile Rispondi

    Le luminarie di Lecce ormai sono famose anche fuori Italia. E’ tanto che vorrei tornare in Salento…avevo 16 anni la prima volta…e sono passati decenni ormai…e Lecce mi affiscan davvero tanto!

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