Paola loves travelling | Il mio blog di viaggi - nel mondo e dentro me stessa
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La via più breve per giungere a se stessi

gira intorno al mondo

Il rumore delle gomme di un auto sui sanpietrini, i panni umidi stesi alle finestre, la geometria variabile delle fronde spoglie degli alberi lungo il Tevere, il sapore dei biscotti che si sciolgono in bocca, una coppia che passeggia mano nella mano e si lascia andare a qualche timida effusione, il sottofondo costante di macchine e motorini in lontananza, i brandelli di un quotidiano calpestati per terra, il calore del sole sulle guance, un uomo a maniche corte, una famiglia romana a passeggio che mi fa sorridere, il profumo di pane, le melanzane alla parmigiana, le piante rampicanti sui muri delle case, il profilo di un albero di Natale ancora addobbato attraverso la finestra più alta di una palazzina malandata,

Sono quasi due mesi che non scrivo sul blog. In una certo senso, la cosa è stata consequenziale alla mia decisione, presa a inizio dicembre, di sottoporre il sito a una revisione grafica e contenutistica; una decisione lungamente ponderata, ma assolutamente necessaria se davvero sono intenzionata a fare le cose "sul serio" (o, per lo meno, a provarci). Si è trattato di una decisione che non è maturata così, dal nulla. A fine novembre ho partecipato, infatti, a un corso di blogging, durante il quale mi sono potuta per la prima volta confrontare vis a vis con altre persone che hanno deciso di intraprendere una strada simile alla mia. Utile, direte voi. Beh, sì: utile. Scambio di opinioni, confronto con altre esperienze, opportunità di crescita e arricchimento personale. Ma, oltre a questo, il corso è stato anche un bagno di realtà senza precedenti. E per una come me, abituata a essere sempre la prima della classe, questo è stato inizialmente molto demotivamente.

Yosemite National Park è un capolavoro di Madre Natura, un'armonia perfetta tra rupi alte quasi fino al cielo, pareti granitiche, cascate a strapiombo, prati verdissimi e sequoie giganti. Diciamo che ricorda un pò i paesaggi alpini d'alta quota, dove l'aria è frizzante, il cielo è più blu e l'unico rumore che si sente è quello del vento che scompiglia  le chiome degli alberi. In un certo senso, è il meno "originale" tra i parchi dell'Ovest Americano: ma questo non sminuisce assolutamente la sua bellezza, incomparabile e senza dubbio meritevole di una visita.

Oggi è una giorno un pò speciale, per diversi motivi. Prima di tutto, perchè oggi ho messo un punto a un percorso cominciato quasi un anno fa, un percorso che mi ha fatto riflettere, maturare, sciogliere nodi che fino a quel momento mi erano sembrati impossibili da districare e, soprattutto, mi ha fatto conoscere una parte di me prima sconosciuta. Non so che segno di interpunzione sia, questo punto: se un punto e virgola, in attesa di riprendere un domani il percorso lì dove adesso l'ho lasciato; se un punto e basta, perchè ciò che dovevo capire l'ho capito e non avrò mai più bisogno di ritornare su certi argomenti; o se, magari, si tratta di puntini di sospensione, che lasciano aperto qualsiasi scenario. Ecco, sì, forse sono proprio puntini di sospensione.

I tre giorni di tour nei parchi sono stati i tre giorni più indimenticabili del nostro indimenticabile viaggio nell'ovest americano. Lasciata alle spalle la frenesia di Las Vegas, ci siamo ritrovati a percorrere strade infinite che si perdono nell'orizzonte e a meravigliarci estasiati di fronte alla maestosità di una natura ancora padrona di se stessa, dove il visitatore è solo un ospite che deve muoversi con rispetto e ricordarsi di quanto l'uomo sia piccolo di fronte a così tanta imponenza. Il ricordo che ho di questi luoghi è di pace, armonia e, soprattutto, bellezza, una bellezza che ti toglie il fiato e che ti spinge a dire "non pensavo esistesse una cosa del genere"...

Quando ero poco più di una bambina avevo un sogno: diventare una popstar. Erano i tempi di Britney Spears e io mi divertivo a imitarla, ballando e cantando nel salotto di casa mia, mentre MTV passava le sue canzoni a ripetizione (come dimenticarsi il video di Baby one more time:  ancora oggi sarei in grado di rifare la coreografia di lei tra i banchi di scuola!)

Comunque...

Crescendo, le mie doti canore e artistiche purtroppo non sono sbocciate e, così, il sogno di diventare una performer è finito nel dimenticatoio.

In questa foto avevo vent'anni. Il primo vero viaggio insieme a Gabri, la prima volta che salivo su un aereo, la prima volta che dormivo fuori casa per più di un giorno. Parigi, a oggi la città forse più affascinante che abbia mai visto. Qui eravamo seduti sull'erba dei Jardins des Tuilieres, dopo aver visitato il Louvre: il mio sorriso la dice lunga sulla felicità che mi sentivo in petto in quel momento. Ho scelto questa foto perchè a volte (e oggi è uno di quei giorni) ho la sensazione che quella ragazza non esista più. Certo, sono passati dodici anni: non sono più una ragazza, sono diventata una donna; e di cose ne sono successe tante: traguardi raggiunti, sogni infranti, persone che se ne sono andate lasciando un vuoto incolmabile nella mia vita. In un certo senso, è normale che quella ragazza non esista più, mi dico.

1 - Tour in bici del Golden Gate fino a Sausalito e ritorno in battello

Attività depennata il nostro primo giorno americano: anche se noleggiare le bici non è affatto economico (84 dollari in due, per l'intera giornata), è un'esperienza assolutamente imperdibile. Di posti dove noleggiare le bici l'intera zona del Pier 39 (e non solo) è piena, quindi c'è solo solo l'imbarazzo della scelta. Consiglio di acquistare già i biglietti per il ritorno in battello, in modo da evitare la fila a Sausalito; se poi deciderete di rientrare in bici, vi ridaranno indietro i soldi del traghetto.

A chi ci ha chiesto "cosa avete fatto a Lecce?", abbiamo risposto: "Abbiamo mangiato. Tanto, bene, di gusto". E pure a un giusto prezzo, il che non guasta mai quando si è in vacanza. Il cibo rappresenta uno dei capisaldi irrinunciabili del vivere leccese: è socialità, è tradizione, è godersi la vita assaporandola lentamente.

Ecco alcuni suggerimenti su dove deliziare le vostre papille gustative:

Dall'antiquario: ristorante tipico leccese, si trova in fondo alla piazzetta adiacente alla chiesa di Santa Chiara. Noi siamo andati sul sicuro: orecchiette alle cime di rapa per Gabri e melanzane alla parmigiana per me. Il tutto accompagnato da un bel calice di Negramaro - http://www.dallantiquario.it/

 

La nostra prima sera a Lecce, davanti alla chiesa di San Matteo, ci imbattiamo in un matrimonio, ma non un matrimonio tradizionale: niente sposi che escono mano nella mano dalla chiesa né invitati che lanciano il riso. L'atmosfera è molto più festaiola, rumorosa: una band di trombettisti suona in strada e gli sposi ballano euforici, mentre gli invitati applaudono e ballano a loro volta, confondendosi con i turisti che guardano curiosi e riprendono la scena. Un matrimonio popolare, di strada appunto, si percepisce che gli sposi hanno tanta voglia di divertirsi e di festeggiare con chiunque passi di lì, in quel momento. "Benvenuti a Lecce", ci diciamo.